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Nell'intento di attirare un numero maggiore di visitatori, questa seconda edizione dell'Esposizione nazionale venne arricchita da un parco di attrazioni. L'idea non era nuova, già all'esposizione universale di Vienna, nel 1873, le giostre del Prater e la ricostruzione di un idilliaco paesino della campagna austriaca avevano consolato i viennesi del fiasco della loro manifestazione, offuscata dallo scoppio del colera e dal tracollo borsistico.
Le principali attrazioni dell'esposizione di Ginevra furono il "Parc de plaisance" e il "Village Suisse". Quest'ultimo era stato costruito su una montagnola artificiale, lunga 115 metri e alta 18, con tanto di mucche al pascolo, 56 casette e 3.523 figuranti vestiti con i costumi tradizionali delle varie regioni svizzere. Il Village Suisse, tuttavia, divenne il simbolo involontario delle tensioni che traversavano la nazione, e persino la ricostruzione in scala della montagna dell'Oberland bernese fu scandita dagli scioperi. Il paese presentava allora quattro volti: da un lato il proletariato urbano e i contadini senza terra, dall'altro la ricca borghesia cittadina e i grandi proprietari terrieri. Le associazioni dei lavoratori ginevrine accusarono gli organizzatori dell'Esposizione di aver ulteriormente ampliato questo divario.
Dopo l'esperienza di Zurigo nel 1883, il Dipartimento degli affari interni aveva iniziato a raccogliere dati statistici, i quali furono presentati a Ginevra. Un'attenzione particolare venne rivolta alle carte geografiche disegnate da Alexander von Humboldt, nonché alle mappe tracciate dal Generale Henri Dufour.
I poveri sudanesi passarono un'estate al freddo
Ospitando l'Esposizione nazionale, la città lemana si aprì per la prima volta al resto della Svizzera. Un forte sentimento patriottico sembrò animare i romandi, che manifestarono un nuovo interesse per gli autori svizzero?tedeschi, nonché per il tipico stile architettonico degli chalet di montagna, che si diffuse sulle rive del Lemano.
Il tempismo dell'Esposizione fu provvidenziale, poiché la Svizzera si trovava nel mezzo di una guerra sui dazi e le autorità politiche ne approfittarono per spingere la popolazione ad acquistare prodotti nazionali.
L'altra principale attrazione dell'Esposizione fu il "Village noir" che durante tutta l'estate ospitò in capanne di argilla 230 sudanesi "fatti venire" da un uomo d'affari ginevrino. Anche quest'idea era stata ripresa da precedenti esposizioni universali.
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